Il rock contro la violenza



Diciamoci la verità: gli americani hanno sempre avuto questa ossessione per le armi. Pistole, fucili, missili, esplosioni, droni e portaerei sono tutta roba che appartiene all’immaginario e alla retorica bombastica a stelle e strisce. Come ogni ossessione, però, anche questa si presenta nella forma di un dilemma dai tratti schizofrenici che oscilla tra bene e male, tra sollievo e sofferenza, perché se le armi sono capaci, almeno in via teorica, di garantire sicurezza e libertà, allo stesso tempo sono anche perfettamente in grado di reprimerle entrambe. È un dualismo dal quale non se ne viene fuori facilmente: da un lato il diritto costituzionale tutto yankee di andare in giro armati per deterrenza o autodifesa; dall’altro, orde di psicopatici che senza fatica si procurano un mitra per fare stragi nelle scuole o poliziotti dal grilletto facile, che si sentono gli sceriffi di qualche nostalgico Spaghetti Western.


Tornando alla musica rock, fenomeno culturale made in USA e certamente specchio della società in cui è stata concepita, ha mostrato spesso l’ambiguità di questa ossessione: le armi possono simboleggiare l’orgoglio, la libertà e la potenza di un popolo, ma anche strumento di repressione e violenza gratuite. Nel Rock si nota spesso questa ambivalenza, questo desiderio di parlare di armi da fuoco, a volte addirittura senza nascondere una certa attrazione verso di esse, ma condannando sempre lo spargimento inutile di sangue.


L'articolo completo è apparso su Rock Nation

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